21/05/2019 – Grazie “Fuori tempo”

Cari amici,

come corre il tempo! Sono già trascorse tre settimane dalla fine del Festival. Ogni volta che inizio a scrivere l’enew post evento, faccio trascorrere troppi giorni, fino a che i miei collaboratori mi fanno notare che sono alla grande “fuori tempo”. Allora mi siedo alla scrivania… ed eccomi qui. E non lo faccio prima perché con questa enew si chiude il sipario; il che vuol dire che il festival è davvero finito. E magari sarà una cosa un po’ sentimentale, ma ne sono dispiaciuta! Perché ogni festival non sono soltanto quei 3-4 giorni, ma è un lungo tempo di preparazione, di riflessione, di analisi su quale sia la lente giusta per “questa volta”; immaginatevi di essere di fronte ad una porta ed avete tante chiavi in mano o magari non ne avete neanche una e vi ritrovate a far la prova su quale sia quella corrispondente oppure la dovete proprio cercare. Non sempre si trova alla prima; l’anno che precede il festival è un po’ come stare di fronte a quella porta a cercare la chiave giusta, facendo le prove su quale sia la chiave di lettura più corrispondente al momento storico, ma soprattutto è il tempo in cui insieme a mio marito Marco ed ai miei collaboratori, mi chiedo; che cosa si vuol trasmettere con questa edizione? Che messaggio vogliamo dare? Qual è la chiave di lettura più appropriata dato il contesto attuale?

Proposte di incontri culturali? Ce ne sono così tanti a Firenze e da tutte le parti – meno male! – che certamente non c’è bisogno di un festival in più. Non c’è bisogno di incontri culturali in più, ma c’è bisogno di più occasioni di incontrare se stessi – profondamente – in un contesto culturale – il che è ben diverso! C’è bisogno di occasioni in cui quando torni a casa non dici (solo) “interessante o noioso”, ma torni possibilmente trasformato, con uno spirito comunque diverso. C’è bisogno di sostare, di rallentare, di fermarsi e studiare, di fermarsi ed ascoltare chi pensa meglio di te, di fermarsi ed ascoltare chi prega con più profondità di te, per imparare, per trattenere dentro qualcosa in più. Bisogna vivere di com-passione letterale; prendendo cioè il proprio cuore e la propria mente e mettendola nella mente di un altro che possibilmente ti tira su! Questo tempo, questa politica, questo smercio di pensieri bassi mortificano ed al contrario portano verso il basso! Siamo bombardati da notizie che schiacciano la riflessione, la anestetizzano, la induriscono, la incattiviscono e generano cuori duri e menti stolte! Non vi scandalizzate, è così! Ci rendiamo conto che siamo arrivati a riflettere se esseri umani in una barca alla deriva o che stanno affondando siano da salvare o meno? Ma abbiamo perso la ragione? Non ne sto facendo una questione politica, in primis perché non è il mio ruolo e secondo perché la vogliono rendere una questione politica, nella forma peggiore del termine, come dire “tu da che parte stai?”, incitando ad una risposta montata dall’agone delle emozioni. È anche una questione politica, ma nel senso alto e pieno del termine, primariamente però credo sia una questione globale e prima di tutto di civiltà. Ma per tornare a noi, quel che mi smuove a pensare e a progettare un nuovo festival non è certamente la problematica appena trattata, che voleva essere solo un esempio di quanto siamo in balia del tocquevilliano “dispotismo mite” dell’informazione – bensì è la dilagante scarsa qualità del pensiero e delle idee diventate rare, aride e scarne, che mi muove a ricordare le parole di mia nonna, quando mi diceva: “non star lì a dormirci sopra!”.

È meravigliosamente complesso organizzare una manifestazione così, non (sol)tanto perché sia difficile contattare personalità di alto profilo, ma soprattutto perché è arduo uscire dal quel torpore culturale incatenante del momento, di cui vi dicevo poco fa e saper trovare poi la chiave giusta – saper individuare il messaggio giusto da trasmettere. E badate bene è questo il punto. È questo che fa la differenza; il messaggio, il contesto entro cui un relatore viene. Solo così il festival non sarà un “semplice” rendez-vous di illustri ospiti, ma sarà un tempo dal quale, comunque la si pensi ed in qualunque modo ci si relazioni con il divino, tornando alla propria vita quotidiana, ci sentiremo senz’altro più ricchi e con dei polmoni più pieni di un’aria “culturalmente di montagna” che eleva e così facendo, rinnova. Almeno spero, voi che ne pensate?

Certamente il contesto di San Miniato, luogo di straordinaria bellezza ci ha spronato a salire in cielo.. Chissà se non diventerà una tradizione, ci penseremo in questi prossimi mesi.

Provate a dire quanti siete stati in San Miniato soltanto nei giorni del Festival… la risposta è nel ps. in fondo, non andate a vedere senza aver prima pensato un numero!

Vi saluto cari amici del Festival con due questioni; la prima è una domanda: non vi chiedo il nome del prossimo ospite da chiamare, bensì quale argomento sentite per voi o per questa società come preminente e più importante da dover affrontare. La seconda è sul titolo di questa edizione Orā-te; a me per prima rivolto; cerchiamo di imparare a saper trattenere il tempo. Fermiamoci. Approfondiamo. Preghiamo. Sostiamo sospesi come degli atleti della mente e del cuore. Proviamoci almeno!

Un saluto,
Francesca Campana Comparini
Ideatrice del Festival delle Religioni

Resoconto Festival delle religioni

Ps.
Siete stati in soli 4 giorni più di 10.000. Non è un errore, avete letto bene. E per chi ha voglia di rivivere quei momenti cliccate QUI e troverete il video di quel che abbiamo realizzato insieme. Il momento più straordinario per me è stato quando alla fine dell’incontro mattutino tra il Patriarca armeno e il Segretario di Stato Vaticano, data l’intensità delle parole pensate e trasmesse abbiamo concluso con un fuori programma; un buon lungo tempo di silenzio, tutti insieme, ed infine un canto armeno. In quei momenti capisci che il Festival delle Religioni raggiunge in profondità e quindi è mio dovere andare avanti. Insieme.

A presto,
Francesca