16/12/2014 – eNews n°1 – Dentro al fatto: Giorgo La Pira

andiamoltre

Dentro al fatto – “Perché Giorgio La Pira non è solo il santo dei cristiani”

Cari amici del Festival delle Religioni, mancano 6 mesi alla seconda edizione e noi siamo in piena organizzazione!
Ci saranno dei grandi personaggi, nella prossima enews vi dirò le date, il titolo e qualche nome… Vedrete ce ne saranno delle belle!
Il palcoscenico è sempre Firenze con i suoi meravigliosi spazi culturali e religiosi. Come lo scorso anno, il Festival è un luogo di incontro, di dialogo, di voglia di capirci di più. Un tempo di curiosità e di cultura viva. E questo non lo si vuole fare da soli ma essendo punto di riferimento e promuovendo una collaborazione con tanti istituti laici, culturali e religiosi che da tanti anni prima di noi si impegnano nella costruzione del dialogo interculturale ed interreligioso. Abbiamo deciso di farlo in maniera fuori dal comune perché i nostri relatori sono per la maggior parte dei laici. Forse questo potrà lasciare molte perplessità perché di religione si pensa spesso che debbano parlare prevalentemente i religiosi. E in effetti è così, però crediamo anche che sia giunto il momento che di religione non parlino soltanto gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto quelli che apparentemente con la religione non hanno niente a che fare. Ritorneranno giornalisti, storici, filosofi, sociologi, cantanti, attori ecc.. che si ritrovano a Firenze per dire quanto la religione sia fondamentale per comprendere i movimenti economici, politici, sociali, artistici ecc.. Con un obiettivo che sarà il tema del festival e vi diremo nella prossima enews.

Nel frattempo ci tengo a condividere con voi una riflessione su Giorgio La Pira – scritta nella rubrica “Dentro al Fatto” che tengo sul settimanale Osservatore Toscano (dentro Toscano Oggi). Come ho accennato durante la prima edizione La Pira è il nostro punto di riferimento principale!

A presto!
Francesca

Il fatto in questione è legato alla figura di Giorgio La Pira, il sindaco santo. Santo oppure no? In effetti non ancora. Perché manca qualcosa, ovvero quei requisiti fondamentali, tra cui il miracolo, per divenir santi. Per noi fiorentini e forse per molti altri, La Pira è già santo, e in effetti, come non potrebbe esserlo.
Che cosa si intende per “santo”? Sanctus è colui che sancisce un qualcosa, rendendolo stabile, tenendolo stretto, inviolabile, con-fermandolo. Tenendo stretto, dunque, un qualcosa con la propria vita, il proprio pensiero e le proprie azioni. E quel “qualcosa”, per i cristiani è la Croce di Cristo, con tutto quello che rappresenta, fatta propria e portata sulle proprie spalle nel quotidiano. Il sanctus è colui che si immerge totalmente nella vita, prende coscienza delle proprie fragilità, la guarda per quello che è, nelle sue contraddizioni più straordinarie e talvolta più laceranti e sofferenti ed è capace di trascenderle risignificandole e riorientandole. Il santo è colui che tiene stretta e ben evidente dentro di sé la meta, confermandola ogni giorno. «La legge del peccato, in effetti – dice Sant’Agostino – non è che la forza dell’abitudine mediante la quale l’anima è trascinata ed incatenata, magari contro la sua volontà, però meritatamente in quanto vi è incappata non senza volere”. L’uomo si incammina verso la santità, superando le distr-azioni della vita se “tiene il cuore in alto presso di Te”. Il che non significa addormentare la propria vitalità in virtù di un atarassico distacco dal mondo. Sarebbe – oserei dire – quasi troppo facile. Al contrario, si tratta di vivere la vita con tutte le realtà che la compongono, illuminandole e proiettandole verso la meta che ognuno, a suo modo, è chiamato a raggiungere. Forse già questo ha dello stra-ordinario o addirittura del miracoloso. Il cammino verso la santità – se realizzato – è già di per sé santo se si intende la santità come saldezza-sanzione dello spirito.
La Pira, per tutte queste ragioni a lui potenzialmente riconducibili, ha condotto una vita politica – sociale e religiosa già di per sé santa. Ha precorso i tempi parlando di pace quando intorno a lui aleggiava la guerra. Si rivolgeva ai poveri non da religioso appartenente al clero, ma da laico sindaco di una comunità laica in quanto povero fra poveri. Si è rivolto ai grandi della terra, ha riunito i sindaci delle capitali del mondo nel nome della fraternità, dell’unità e della pace tra tutti i popoli e le nazioni. La Pira immaginava “un’unica universale e solidale famiglia umana”, superando la divisione tra Oriente e Occidente e facendo di Firenze il cuore del ponte della fraternità. Ha avuto l’ardire di cogliere questo “segreto ideale” e di realizzarlo. Il suo messaggio è quasi più forte ora di allora, perché oggi viviamo in un mondo di triste pochezza intellettuale, morale e culturale e figure così eccezionali diventano, nella confusione esistenziale che traspare da ogni mezzo di comunicazione, un punto di riferimento imprescindibile di contenuti solidi perché solidali e dunque santi cioè fermi e proiettati verso quella meta, quel “presso di Te”. E quel “Te” è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. è il Dio che ricorda alle tre religioni rivelate, e non solo, che siamo tutti figli Suoi. Ecco perché non soltanto i cristiani apprezzano e si sentono coinvolti dal quel «piccolo uomo vivace e dolce – come ebbe a scrivere Le Monde – questo ‘cristiano da choc’ che si è lanciato nella vita pubblica senza nulla concedere alla potenza del denaro, né perdere nulla del suo temperamento d’asceta». Perché La Pira è il santo dei popoli, è il “santo di tutti”, benché non in tutte le religioni vi siano “santi”, ma in quanto punto di riferimento di tutti, riveste quel ruolo di guida illuminata per ogni uomo. Si comprende l’urgenza di confermare la sua santità, non per entrare nei grandi libroni, ma per essere sempre più riconosciuto grande in una città grande.