12/02/2015 – eNews n°3 – #andiamoltre

andiamoltre

Cari amici del Festival delle Religioni,

ci siamo con le informazioni della seconda edizione del Festival:
Date: 14-17 maggio 2015
Luogo: Firenze, nelle principali sedi della cultura fiorentina
Titolo: #Andiamoltre

Oltre che cosa? Oltre il fanatismo, oltre la mortificazione della vita, delle idee, dell’etnia, dell’uomo. #andiamoltre

La prima edizione del Festival delle Religioni si è focalizzata sull’incontro dello scontro, mettendo a nudo le differenze tra credi, filosofie e confessioni diverse, perché convinti che solo in esse si coglie la complessa ricchezza del reale.

Oggi tutto questo non è più sufficiente. Non basta. Crediamo sia necessario compiere un ulteriore passo avanti, per cercare di gettare il pensiero oltre lo scontro distruttivo. La pluralità è un valore non un pretesto per distruggere l’altro. L’attentato di Parigi, le nuove guerre che sconvolgono il Medio Oriente, gli scontri che vedono coinvolte tanto le periferie del Mondo quanto le nostre città, sono fatti che ci chiamano a riflettere con urgenza. Non sono più tollerabili guerre in nome di Dio, decapitazioni, genocidi, conflitti di potere mascherati da lotte di religione.

È l’ora di finirla con le chiacchiere! #andiamoltre

Più avanti rifletteremo ancora e più ampiamente su queste idee, sui grandi personaggi che ci saranno al festival, sulle singole tematiche che sono certa vi appassioneranno, per arrivare a maggio consapevoli della grande responsabilità che abbiamo!
Conoscere per essere consapevoli, per guardare in faccia chi ci sta dinanzi senza il pregiudizio dell’ignoranza, per capire bene, per andare oltre!

Vi saluto come sempre con una riflessione.
Ho riflettuto a lungo prima di scriverla, so bene che sarò impopolare, ma non ho mai seguito le correnti ideologiche, quindi corro il rischio!
Tengo molto al vostro punto di vista e come sempre leggo i vostri commenti di risposta con grande curiosità.
Alla prossima news e mi raccomando, segnate sul calendario 14-17 maggio – Firenze – Festival delle Religioni – #andiamoltre.

Francesca

“Io non sono Charlie Hebdo e l’informazione sia responsabile”

È l’ora di finirla con questa incontrollata libertà di stampa; da Charlie Hebdo alla cattiva gestione nella diffusione delle notizie. Viene da dire “si stava meglio quando si stava peggio”, quando c’era meno informazione. Sgombrando ogni dubbio è bene dire che sono contro la violenza, sempre e per qualsiasi ragione e sono la prima ad essere consapevole che è la conoscenza e dunque anche l’informazione istantanea che ci ha resi “evoluti”. Tuttavia mi chiedo dove ci porta questa evoluzione? Qual è il senso di diffondere le immagini del pilota giordano arso vivo, piuttosto che rendere nota la trattativa dei due ostaggi giapponesi poi uccisi? Forse in nome della libertà di espressione. Ma di quale libertà si parla? Non è libertà di informazione questa bulimia di notizie. Günther Anders la chiamava “patologia della libertà” questa post moderna incapacità di porre un freno responsabile alla bramosia di una libertà senza limiti e dunque sregolata. In questo caso però è bene rendersi conto che non si tratta di libertà dell’uomo di sapere, si tratta prima di tutto di dare opportunità di voce a chi voce non ne ha e non ne dovrebbe avere. È il “gioco” che conduce l’Isis: seminare il terrore mostrando una violenza spregiudicata ad un mondo che guarda inerme e che, al momento, non fa di più che una passeggiata a braccetto in nome della tanto acclamata libertà. Mettiamoci d’accordo però, perché se di libertà di informazione si parla, c’è qualcuno che può gentilmente spiegare come mai di ciò che avviene in Africa, ad esempio in Nigeria o in Camerun, la maggior parte dei mezzi di comunicazione – non tutti per fortuna – hanno dedicato qualche trafiletto nascosto? Per la stessa libertà di prima? La libertà cari occidentali è un’altra. La Libertà vera, quella che rende l’uomo un individuo padrone di sé, detentore dei diritti primari, e che tanto ha sofferto per conquistarla con rivoluzioni epocali è ben altra. La libertà di poter essere gli unici detentori responsabili della propria identità; da quella sessuale, a quella religiosa a quella culturale e politica. Non è la libertà di schernire, ridicolizzare, banalizzare l’altro. Io non sono Charlie Hebdo se non per condannare la violenza che quei poveri giornalisti hanno ricevuto. E non è neanche la libertà di non porre un limite a certe informazioni. Allora chi oggi sta nei luoghi di potere decisionale si svegli nella responsabilità di comprendere che forse, anche le notizie sull’Isis, non soltanto non sono garanzia di libertà, ma che questa è libertà di impaurire il mondo, che alimenta la fobia verso il presunto diverso, generando pregiudizi, odio profondo e diffondendo quella paura che l’Isis vuole sia diffusa. Se il mondo attende non so cosa a fermarli, almeno non dia risonanza alla loro voce. Sono più i danni sociali e psicologici che creano quelle immagini drammatiche che i benefici dell’informazione stessa in un ascoltatore che impotente si dispera o peggio,